Si è svolto stamani al Teatro Verdi il Consiglio Comunale straordinario in occasione delle celebrazioni per la Festa della Toscana 2021. Presenti il Sindaco di Pisa Michele Conti, il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il Presidente del Consiglio Comunale di Pisa Alessandro Gennai, il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana Antonio Mazzeo, il Presidente della Provincia di Pisa Massimiliano Angori, la Professoressa Valeria Raglianti per l’Ufficio Scolastico Provinciale.

Di seguito l’intervento del Sindaco di Pisa Michele Conti:

«Quest’anno, finalmente, siamo riusciti a tornare in presenza, accolti qui nello splendido scenario del nostro teatro Verdi, dopo che lo scorso anno celebrammo a distanza l’appuntamento. Dal febbraio 2020 le nostre vite sono cambiate per causa di un virus che ancora compromette la normalità delle nostre relazioni sociali. Tutto quello che prima ci sembrava scontato, ha finito per non esserlo più e abbiamo dovuto adattarci a nuove regole che hanno limitato i nostri movimenti, modificato i nostri programmi nel mondo del lavoro, della scuola, perfino del tempo libero.

A causa del Covid-19, in molti hanno patito lutti, sofferenze per i ricoveri o le cure. Oppure difficoltà quali la perdita del lavoro, riduzioni degli stipendi, difficoltà finanziarie. Spesso i programmi su cui avevamo impostato una vita, sono sfumati di fronte a questa pandemia che ha avuto cause molto lontane da noi ma che ha finito per colpirci tutti, indistintamente.

Oggi, a distanza di oltre un anno dall’inizio di questa “nuova peste”, per fortuna abbiamo i vaccini che possono proteggerci dal contagio e, in caso di positività, da rischi gravi. In questi nove mesi il nostro Paese ha conosciuto una campagna vaccinale in emergenza che è stata in grado di raggiungere la quasi totalità della popolazione anziana, fragile, a rischio contagio e tutti coloro che hanno voluto vaccinarsi.

Come spesso accade, l’Italia migliore emerge nelle situazioni difficili e anche questa volta è stato così. Siamo stati per certi versi modello per altri paesi, nel prevenire nuovi contagi, nei comportamenti individuali, nell’adozione di misure efficaci per la prevenzione.

Purtroppo, non tutti hanno compreso il valore di questi sforzi compiuti dalla maggioranza degli italiani nei luoghi di lavoro, del divertimento, della socialità, perfino all’interno delle famiglie. E si è aperto un confronto aspro e duro che, per certi versi, sembra mettere in contrapposizione gli uni agli altri. Quasi una sorta di lotta tra il bene e il male che non può portare da nessuna parte, dove tutti sembrano avere ragione, a dispetto degli altri. Intanto, la scienza e i medici ci ricordano che l’emergenza è ancora in corso e nuove varianti arrivano da angoli lontani del mondo. Ora dal Sudafrica, poi chissà. E allora che fare in passaggi della storia inediti per certi versi eppure che l’uomo nel suo lungo cammino ha già affrontato?

In casi come questi può venire in soccorso proprio la storia, compresa quella che oggi siamo qui a celebrare. Penso alla riforma di Pietro Leopoldo che nel 1786, 236 anni fa, firmò. Alla abolizione della pena di morte, primo al mondo. Un atto che per la sua forza ideale avrebbe contaminato ogni angolo del mondo. Da quel momento, forse, gli uomini smisero di essere semplici sudditi e iniziarono a diventare cittadini.

Cominciò a imporsi la civiltà dei diritti e dei doveri, quel patto che gli uomini hanno siglato per tendere a una pacifica e reciproca convivenza.

Un percorso difficile, che ha incontrato nel tempo molti ostacoli e passi indietro ma che non si è arreso mai. Una civiltà, dicevo, che è fatta di diritti riconosciuti ma anche di doveri. Che riguardano in primo luogo gli altri, il rispetto degli altri. In uno Stato democratico e liberale come il nostro, la cittadinanza comprende certamente il pieno godimento dei diritti, compreso quello di espressione e manifestazione del pensiero, ma impone anche la responsabilità del rispetto degli altri. Non ha pertanto alcun senso alzare barriere di odio contro chi la pensa diversamente da noi. Sono atteggiamenti che non possono trovare né sponde né giustificazioni.

Ecco, perché oggi dobbiamo celebrare questa ricorrenza con piena consapevolezza, per comprendere che in primo luogo il percorso della piena cittadinanza è stato molto lungo, viene da lontano, anche dalla nostra Toscana. Ma è un cammino che non possiamo permetterci di arrestare, finendo per accettare uno scontro che può solo portare danno a tutti. Peraltro mentre continua a infuriare la tempesta globale della pandemia.

Mi rivolgo in particolare ai nostri ragazzi che in questa particolare vicenda siete stati semmai di esempio per noi adulti, accettando la vaccinazione, come soluzione al problema e non come problema. C’è bisogno della piena responsabilità di tutti per uscire, al più presto, da questa pandemia sanitaria che ha sospeso il nostro tempo. Non è con l’odio né con la contrapposizione che ne potremo uscire.

La nostra grande tradizione civile, compresa la ricorrenza che oggi celebriamo, sono lì a indicare una possibile strada per uscirne tutti insieme».


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