Leo Gullotta e i suoi 54 anni di vita per il teatro. Dalle diverse situazioni della quotidianità vissute da un giovane curioso, che favorirono il contatto e l’interesse verso il mondo della scena, alla profondità di un grande artista e di un uomo intenso, acclamato sul palcoscenico, in tv come al cinema, che dall’impegno nel teatro ha imparato la capacità di respirare e vivere il senso di libertà, in ogni aspetto della vita. Nella possibilità, che è anche coraggio, di scegliere e talvolta dire di no, nell’inclinazione a non ‘servire’ ma essere se stessi, tenendo saldi identità e autonomia, aspetti che fanno crescere senso critico e consapevolezza, bene comune.

Una breve conversazione con Leo Gullotta, che il Teatro Niccolini di San Casciano ha avuto l’onore di premiare e ospitare nel ruolo di protagonista del debutto italiano di “Bartleby, lo scrivano” e un’intera epoca pare passarti davanti. Catapultati nella Catania degli anni ’60, nella città che provava a ripartire proprio da uno dei maggiori centri della cultura siciliana, il Teatro Stabile, intravedi e ascolti i ricordi di un ragazzo. “Ultimo di sei figli, mio padre faceva l’operaio pasticcere, studiavo arte, vivevamo nel quartiere popolare del Fortino – racconta il maestro – entrai in contatto con alcuni artisti, noti e meno noti dell’epoca, come Ave Ninchi, Turi Ferro, Leonardo Sciascia, Giuseppe Fava e grazie a loro non solo mi avvicinai ai linguaggi teatrali ma potei formarmi. Ricordo che non mi risparmiavo nello studio, la formazione per un attore è essenziale, lo dico sempre ai giovani che vogliano approcciarsi a questo mestiere. Da Catania poi proseguii il mio percorso professionale a Roma, tenendo sempre in tasca, con me, all’altezza del cuore, l’insegnamento più grande: il rispetto per il prossimo e la libertà altrui, l’accoglienza e la gentilezza che mio padre mi trasmetteva con le parole e il suo esempio di lavoratore. Me lo ha insegnato lui, la sopraffazione è da combattere”.

Dai sogni, realizzati, di un ragazzo curioso fai un salto e provi a conoscere l’uomo che ti trovi davanti, dagli occhi severi e sereni, seduto nel foyer del Niccolini. Quelli in cui scorgi l’Italia che vorresti, nel tempo dell’arte, metafora della vita, in cui il diritto di esprimersi, lavorare e contribuire al progresso e alla crescita sociale e culturale del paese, non può che essere tutelato. “Lo dice la Costituzione Italiana – aggiunge – “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” – tutti noi dovremmo ricordarcelo, ho interpretato Bartleby, scrivano, onesto, puro nel suo essere cittadino e lavoratore, avendo in mente i principi della Costituzione Italiana, quando si evidenzia che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”.

Lo spettacolo, prodotto da Arca Azzurra, curato alla regia da Emanuele Gamba su adattamento drammaturgico di Francesco Niccolini dal testo di Herman Melville, è uno straordinario lavoro che fa riflette sulla condizione umana legata al tema della dignità e della responsabilità sociale. “Bartleby è un lavoratore eccellente, asciutto, onesto, zelo e capacità professionali lo distinguono dagli altri – continua Gullotta – è lo scrivano che tutti gli studi legali di Wall Street vorrebbero, ma ad un certo punto la sua vita prende una piega inaspettata e decide di decidere. Sceglie di dire di no e lo ripete talmente tante volte che arriva a demolire un intero sistema. La forza umana stravolge, mette in crisi, quella sociale. “Avrei preferenza di no” è l’unica battuta di Bartleby in questo spettacolo ed incarna il punto di svolta di un individuo che compie una scelta per sentirsi libero di essere e agire, quello che probabilmente ognuno di noi desidererebbe mette in atto nella propria quotidianità. Il talento di questo uomo è il sapersi negare con eleganza, con il sorriso, con la gentilezza. E con le stesse qualità che il protagonista mette al centro l’uomo e la pienezza della sua identità. Un no che si trasforma, nel corso dello spettacolo, in una domanda dal carattere universale, per lo spettatore e tutti noi: “siamo capaci di fare scelte radicali nella vita, siamo in grado di preferire di no, di decidere? Bartleby interpreta una visione dell’individuo pulito nella sua essenza che tutti quanti sogniamo in una società”.

Il premio Morrocchesi che il sindaco Roberto Ciappi e l’assessore alla Cultura Maura Masini sono stati felici di conferire all’artista, al termine della prima serata, è un riconoscimento che Leo Gullotta ha voluto condividere con la compagnia Arca Azzurra e gli attori compagni di viaggio Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Andrea Costagli, Lucia Socci e Giuliana Colzi. “Sono artisti con la A maiuscola – conclude commosso – l’ufficialità di ciò che dovrebbe essere il teatro e la massima artigianalità nell’amore verso un lavoro, in questo senso li ho trovati attori straordinari. Per me è stato un onore aver lavorato con loro e ringrazio il Comune di San Casciano per questo importante riconoscimento”.

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ultimo aggiornamento: 13-02-2020


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