Insieme a ristoranti, pizzerie e bar sono chiusi anche 133 agriturismi nella provincia di Lucca che effettuano attività di ristorazione e degustazione con una perdita di fatturato mensile di centinaia di migliaia di euro ed un drammatico effetto a valanga sull’intera filiera per il mancato acquisto di alimenti e vino. E’ quanto emerge da un’analisi di ColdirettiLucca, in occasione all’indomani dell’entrata in vigore dell’Ordinanza del Ministero della Salute che ha inserito la Toscana in zona rossa, classificata come regione ad alto rischio. “Considerando che per novembre e dicembre non si prevedono presenze, i mesi di attività si riducono a 2 mensilità su 12.– spiega Francesca Buonagurelli, presidente Terranostra Lucca – Ad oggi su 242 agriturismi autorizzati, e che sono aperti anche senza clienti, ci sono tra questi 133 attività che fanno ristorazione e degustazioni che sono di fatto chiuse.Per un breve arco di tempo, a cavallo tra luglio, agosto ed in minima parte a settembre, abbiamo potuto lavorare con il turismo di prossimità che ci ha dato inaspettate quanto gradite soddisfazioni nonostante siano mancate quasi del tutto le presenze straniere. Ma è una coperta molto corta. L’altro elemento è legato alla produzioni agricole. Noi siamo anche presidi della vendita diretta. Il nostro mercato sono principalmente i nostri ospiti: oggi abbiamo problemi di stoccaggio e ricerca di nuovi sbocchi per l’invenduto”. Asporto e consegna a domicilio non sono certo la soluzione per gli agriturismi. I nostri ristoranti si sono riorganizzati con prodotti da asporto e con l’altissima qualità che ci contraddistingue hanno potuto tamponare temporaneamente almeno rimanendo attivi sul territorio. Ma la gran parte degli agriturismi si trovano lontano dai centri urbani: non sono comodi. – analizza la Buonagurelli – Seper i ristoratori o bar è più facile attrezzarsi per il domicilio o l’asporto, per gli agriturismi è molto più complicato”. Allo studio c’è un buono vacanza da spendere negli agriturismi: “Con Campagna Amica – spiega ancora il presidente di Terranostra – ci stiamo organizzando per offrire buoni da regalare nelle prossime festività che saranno valevoli per pasti da asporto o in presenza in futuro ma anche per regalare esperienze e soggiorni in previsione di una riapertura. Guardando avanti, come indubbiamente dobbiamo fare, prevediamo una grande richiesta turistica per l’agriturismo una volta che i confini saranno valicabili. Abbiamo da offrire ampi spazi, aria pulita, prodotti di altissima qualità, esperienze uniche e garanzie di rispetto delle normative. Forti di queste previsioni cerchiamo di resistere e continuare a presidiare il territorio, gli aiuti  per questo settore sono di difficile reperimento e ci auspichiamo che possano essere resi al più presto più fruibili altrimenti grandi aree perderanno i loro custodi ideali”. In questo contesto è importante il via libera alle domande per il bonus di filiera Italia per l’acquisto di prodotti Made a sostegno della ristorazione attraverso il Portale della ristorazione www.portaleristorazione.it dal 15 al 28 novembre 2020 o presso gli sportelli degli uffici postali dal 16 al 28 novembre 2020 negli orari di sportello.  Del bonus – spiega Coldiretti – potranno beneficiare non solo i ristoranti, le mense e chi svolge attività di catering su base continuativa (ossia coloro che forniscono pasti presso ospedali, scuole, industrie), ma anche gli agriturismi, le attività di catering e banqueting per eventi e gli alberghi che somministrano cibo. Al Fondo per la filiera della ristorazione per il 2020 – sottolinea la Coldiretti – sono stati stanziati 600 milioni finalizzati alla erogazione di un contributo a fondo perduto per l’acquisto, effettuato dopo il 14 agosto 2020, di prodotti di filiere agricole e alimentari, inclusi quelli vitivinicoli, anche DOP e  IGP,  valorizzando la materia  prima  di territorio anche attraverso l’acquisto di prodotti in vendita diretta dalle aziende agricole. Il beneficiario – continua la Coldiretti – è tenuto  ad acquistare almeno tre differenti tipologie  di  prodotti  agricoli  e alimentari e il prodotto principale non può superare  il  50 % spesa totale sostenuta mentre il  contributo non puo’ mai  essere superiore  all’ammontare complessivo degli acquisti che non puo’ essere inferiore ai 1.000  euro ne superiore a 10.000 euro (esclusa IVA).