Dati sanitari e medicina di genere. Sono i due temi al centro di un evento organizzato il 5 dicembre a Bruxells sulle priorità europee per la salute, organizzato in collaborazione con il Parlamento europeo dal Promis, programma del Ministero della salute per portare la sanità delle Regioni in Europa e l’Europa nei sistemi sanitari delle Regioni italiane.   

Al convegno è stata invitata ed ha partecipato, come relatore, la responsabile del Centro di coordinamento per la salute e la medicina di genere della Regione, Mojgan Azadegan, che ha raccontato la decennale esperienza della Toscana nel panel “Rafforzare i sistemi sanitari ponendo il genere al centro della cura”. 

La medicina di genere ha infatti solide radici in Toscana, in un contesto dove la salute non va intesa solo come assenza di malattia ma come benessere fisico, mentale e sociale. Nel 2013 sembrava un lavoro quasi pioneristico e riservato a pochi addetti. Da allora tanta strada è stata fatta e l’ottica di genere è entrata a far parte della cultura medica generale.  
Uomini e donne non sono infatti uguali. Ciascuno ha peculiarità biologiche, ormonali e anatomiche spesso sottovalutate e che invece sono importanti per capire come meglio contrastare una malattia e quale terapia o farmaci ad esempio utilizzare, spesso peraltro, almeno fino a poco tempo fa,  sperimentati prevalentemente su casi maschili. Trasformare le conoscenze in pratica operativa è la sfida dei prossimi anni.

Il centro regionale di coordinamento per la salute e la medicina di genere guidato da Mojgan Azadean costituisce lo strumento di raccordo e integrazione delle azioni e delle iniziative poste in essere dalle strutture aziendali e da tutti gli altri soggetti coinvolti, per lo sviluppo di una rete multidisciplinare e multi professionale integrata. A questo modello nel convegno si è guardato con curiosità. La struttura è inserita nella rete dei centri italiani coordinati dall’Istituto superiore di sanità, come previsto dal Piano nazionale per la applicazione e diffusione della medicina di genere nel Servizio Sanitario Nazionale. Al dibattito hanno partecipato  anche rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità, l’associazione Salute e Equità e diversi membri del Parlamento europeo.