Furono ben 7.000 gli svuotamenti di fognature, pozzi neri e fosse settiche di abitazioni residenziali e impianti industriali cui seguirono altrettanti incredibili sversamenti in un tombino della rete fognaria pubblica livornese, in particolare intorno a Castiglioncello, la c.d. “perla del Tirreno”. Gravi condotte, quelle scoperte un anno e mezzo fa dalla Guardia di Finanza di Livorno, su delega della Dda della Procura della Repubblica di Firenze, cui si aggiunge ora il recupero a tassazione dei redditi “occultati” al fisco, 1 milione di euro, con 230 mila euro di IVA evasa constatata. È quanto ricostruito, in particolare, dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Castiglioncello, a conclusione della nota indagine “Stop stinks”, coordinata dalla medesima Dda, in materia di traffico illecito di rifiuti.


L’inchiesta definita con patteggiamento.

L’inchiesta “Stop stinks” ora è stata definita su richiesta degli imputati in sede di processo innanzi al GUP con il patteggiamento della pena: 1 anno e 2 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel certificato del casellario per gli imputati, con pena pecuniaria di oltre 36.000 € per la srl multiservizi. L’attività è stata quindi approfondita dai finanzieri anche dal punto di vista fiscale, con una verifica per il recupero dell’evasione realizzata dalla società.
Cosa emerse dalle indagini.
Le investigazioni evidenziarono che la srl multiservizi, attiva anche nel corso del primo lockdown per la pandemia, eludeva la normale procedura di smaltimento dei liquami, considerati rifiuti speciali non pericolosi, sversandoli direttamente nella rete fognaria pubblica anziché conferendoli presso idonee strutture. Ometteva, inoltre, sia la redazione dei formulari previsti per la movimentazione e la gestione di questa tipologia di rifiuti, sia la predisposizione della documentazione contabile comprovante le attività di svuotamento e pulizia delle fosse settiche e dei pozzi neri nei villini e negli impianti industriali di Rosignano e Castiglioncello, nella provincia a sud di Livorno.

È così che otteneva un importante risparmio sui costi, generando però una significativa evasione fiscale.
L’evasione “da consenso”.

Tutto ciò era reso possibile grazie al tacito consenso di parte della clientela, che – attratta dal prezzo applicato (circa 150 euro per ogni autospurgo che non veniva fatturato), inferiore del 20-30% rispetto a quello medio del mercato – al termine dell’intervento manutentivo dava il proprio assenso a non ricevere il documento fiscale, concretizzando così i termini di una deplorevole e perniciosa “evasione da consenso”.
Nei confronti della società le Fiamme Gialle quindi – all’esito delle attività investigative e ottenuto il nulla osta dell’Autorità giudiziaria per l’utilizzo ai fini fiscali degli elementi probatori acquisiti nel corso delle indagini nonché al termine dell’analisi della documentazione fiscale di riferimento – hanno ricostruito gli oltre 7.000 interventi di svuotamento e pulizia di fosse settiche e pozzi neri non fatturati nell’arco di cinque anni, da cui è derivata una base imponibile sottratta a tassazione ai fini dell’IRES di oltre 1.000.000 di Euro nonché un’IVA evasa di oltre 230.000 Euro.
Dalla salvaguardia dell’ambiente alla tutela della vocazione produttiva e industriale dell’area di Rosignano e delle filiere locali.
Il servizio è stato caratterizzato da trasversalità d’intervento in materia di polizia (prima) giudiziaria, (poi) finanziaria ed economica, stante l’azione di salvaguardia dell’ambiente assicurata, nella fattispecie, sul territorio toscano sia d’iniziativa, sia su delega della Dda di Firenze, cui è stata associata l’attività repressiva di una grave forma di evasione fiscale cosiddetta “da consenso”.
Il tutto s’inquadra nelle linee strategiche della Guardia di Finanza per la tutela del libero funzionamento dei mercati e della concorrenza tra imprese, con riferimento, in questo caso, alla difesa della vocazione produttiva e industriale dell’area di Rosignano e delle filiere locali.