Martedì 6 Aprile alle ore 18 i gruppi lettura della Biblioteca Labronica incontrano Giulia Caminito, autrice del romanzo “L’acqua del lago non è mai dolce”, edizioni Bompiani, candidato al Premio Strega 2021.

L’incontro, su piattaforma Zoom, sarà trasmesso anche in diretta streaming sul Canale Livù (https://livu.it/).

Giulia Caminito, nata a Roma nel 1988, è laureata in Filosofia politica. Il suo romanzo d’esordio, “La Grande A”, edito da Giunti nel 2016, ha vinto il Premio Bagutta opera prima, il Premio Berto e il Premio Brancati giovani. Nel 2019 ha pubblicato “Un giorno verrà”, edito da Bompiani, vincitore del Premio Fiesole Under 40.

“L’acqua del lago non è mai dolce” racconta storie di periferia, di un mondo relegato ai margini, quasi ignorato, eppure così vivo e prepotente. È la storia di Antonia, madre forte e risoluta che si fa spazio in un mondo che non la accoglie, che la isola, che la discrimina; è la storia di una ragazza, il cui nome viene pronunciato una sola volta in tutto il romanzo, che a fatica trova il suo posto nella comunità del paese, che non vuole deludere sua madre ma soffre, non si fa sconti, non riesce ad avere rapporti sinceri e spensierati. La protagonista rappresenta quella generazione di giovani che non ha potuto accedere al lavoro che sognava e che non è riuscita a crearsi il futuro che si aspettava. La distanza che sente tra se stessa e i suoi obiettivi si traduce in quella rabbia, anche violenta, di chi non si vuole arrendere ma ha capito che non c’è un posto per sé nell’Italia di oggi e che i bei romanzi, spesso, sono solo bei romanzi.

Il romanzo è stato proposto da Giuseppe Montesano al Premio Strega 2021 con la seguente motivazione:

“È con piacere che presento a questa edizione del Premio Strega “L’acqua del lago non è mai dolce” di Giulia Caminito, una storia ambientata nel paese lacustre di Anguillara Sabazia, una provincia italiana simile e diversa da molte altre province letterarie: dove le case popolari si intrecciano alle villette, all’antico centro storico, al lungolago e ai capannoni in uno sviluppo disarmonico che rispecchia e genera le disarmonie del vivere, uno sviluppo malato nel quale si annidano oscuri i conflitti. In questi luoghi narrativi Giulia Caminito dipana i percorsi di una famiglia proletaria dominata dalla potenza e prepotenza di una madre, Antonia, la prima a imporsi sulla scena con uno stratagemma e una protesta degni della migliore tradizione neorealista, quella inventiva degli inizi. Ma autentica protagonista del romanzo è sua figlia Gaia: voce narrante che sembra spuntare dal profondo, e sguardo che smaschera ogni convenzione sociale – pur restando alla fine imprigionata nelle contraddizioni di un benessere sempre inseguito e sempre destinato a sprofondare nella melma. La maturità narrativa raggiunta da Giulia Caminito sta proprio nella voce e nei gesti di Gaia, nella quale la timidezza affilata e la rabbia soffocata vengono nutrite dalla vergogna, la fatica di un’adolescenza sgraziata sboccia in violenza e la tenerezza si deforma in strazio, secondo una scrittura che è capace allo stesso tempo di distanziamento stilistico e di immedesimazione emotiva. E colpisce il modo in cui la Caminito sa cogliere una realtà contemporanea tracciando una parabola sociale che punta inesorabilmente verso il basso: dalla testarda speranza con cui la madre tenta di restare a galla in un mare di ingiustizie, alla sconfitta desolata della figlia che affonda in un’acqua avvelenata dal risentimento, appesantita da miraggi scadenti e da una cultura che promette ma non mantiene”.