Finché c’è vita c’è teatro. La cultura che rinasce su un palcoscenico dell’area fiorentina, la costruzione di un nuovo allestimento che prende vita, battuta dopo battuta, sotto i riflettori e la consolle di una regia al lavoro, in uno spazio che, nonostante la chiusura al pubblico e le misure di prevenzione, brulica di creatività è musica per il Teatro. È un indispensabile segno di vitalità per chi lo ama, lo produce, lo scrive e lo interpreta, lo sostiene, lo promuove. Una traccia, una testimonianza che attesta la necessità di continuare ad interpretare il mondo, la realtà attraverso l’arte di scena. Il piccolo grande miracolo che si sta realizzando di fronte alla platea, naturalmente priva di spettatori, è quello dello storico Teatro comunale Niccolini di San Casciano, aperto per le prove di una nuova scrittura drammaturgica. È nella sala ottocentesca, la più ampia del Chianti, che sta nascendo l’ultimo lavoro di Arca Azzurra, residente proprio nello stabile chiantigiano, diretto da Ugo Chiti che ne firma il libero adattamento e la regia.

Le geometriche distanze imposte dal Covid creano nuove forme di relazioni tra gli attori e gli spettatori. E danno il pretesto di produrre “A debita distanza”, liberamente ispirato al Decamerone di Giovanni Boccaccio e a I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer. In scena gli attori della compagnia che ha fatto storia nel panorama nazionale per solidità e spessore artistico e che oggi rappresenta una delle realtà teatrali più prolifiche e affermate. Sono i bravissimi Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci.

Tuttavia, prima di vederlo in scena, in tournée nei maggiori teatri toscani e italiani che lo ospiteranno, non appena sarà consentito, “A debita distanza” offre una sintesi del lavoro drammaturgico e interpretativo che lo qualifica in un video realizzato da Arca Azzurra per la Fondazione Toscana Spettacolo onlus e il Comune di San Casciano in Val di Pesa, che da anni collaborano alla programmazione e alla direzione artistica del Teatro Niccolini. Un ricco backstage, che pone al centro la figura di Ugo Chiti, con un’intervista sui contenuti e la visione che stanno alla base della nuova produzione, come nasce e si sviluppa in tempo di Covid, anche nel rapporto con lo spazio e gli attori, intervallato da immagini relative allo spettacolo in fieri, il work in progress di un’esperienza di altissimo valore teatrale che infonde speranza e fiducia per il futuro del teatro. Il prodotto digitale corre già sul web, è disponibile nella versione adattata alla rete sui canali social istituzionali: pagina Facebook e YouTube di Fondazione Toscana Spettacolo e Comune, che peraltro ha aperto un contenitore virtuale nel corso della prima ondata della pandemia, Il Melograno, finalizzato a diffondere on line l’intero patrimonio culturale e artistico di San Casciano.

“Siamo felici di poter accogliere, seppur a distanza, il nuovo lavoro di Arca Azzurra e la sua potenza comunicativa di cui per ora ne offre un piccolo saggio il video – dichiara l’assessore alla Cultura Maura Masini– talento, forza, determinazione sono le grandi qualità della compagnia e del suo regista, lo straordinario Ugo Chiti, al quale il Niccolini deve molto in termini culturali e artistici. Il teatro è uno strumento di espressione di sentimenti autentici quelli che abbiamo tanto bisogno di far emergere in questo momento per riprendere la nostra vita affettiva, fatta di naturalezza, contatto e che il Covid sta cercando purtroppo di costipare. Non appena sarà consentito, il nostro obiettivo sarà quello di continuare ad incantare con la drammaturgia di qualità, l’alternanza dei generi e dei linguaggi espressivi spaziando dalla prosa alla danza e alla musica. Una sfida che ha prodotto negli anni grandi risultati, come attestano i dati sorprendenti e in continua crescita sul fronte abbonamenti. Nell’ultima stagione abbiamo superato le 180 sottoscrizioni su 250 posti disponibili. La nostra sfida punta alla valenza sociale del teatro con una scommessa sull’equilibrio tra tradizione e innovazione e il rafforzamento dell’identità del Niccolini e della sua importante funzione di teatro pubblico”.

“Il lavoro di Arca Azzurra – ricorda il direttore di Fondazione Toscana Spettacolo onlus, Patrizia Coletta – mostra come, attraverso i territori, il mondo della cultura continui a manifestare la propria vitalità, nonostante le difficoltà e la perdurante chiusura dei teatri al pubblico. Con ‘A debita distanza’, Ugo Chiti racconta il momento critico che tutti stiamo attraversando, attingendo da autori come Giovanni Boccaccio e Geoffrey Chaucer e dalla forza immortale delle loro storie. Si tratta di un progetto di grande interesse artistico, che speriamo possa essere portato in scena di fronte agli spettatori dei teatri toscani quanto prima”. 

LO SPETTACOLO

Ci sono occasioni nelle quali un titolo viene fuori prima dell’opera a cui si riferisce, e non perché sia geniale, figlio riconoscibile dei tempi, richiamo sicuro per l’ascoltatore spettatore, ma così perché evoca immagini, altre parole, scambi, sottintesi, richiama luoghi, geografie fantastiche, situazioni, intrighi, idee e sciocchezze.

A debita distanza è l’idea che ha immediatamente fatto scaturire un paesaggio narrativo, un’epoca di riferimento, un distanziamento tutt’altro che sociale, fisico semmai fra l’attore e lo spettatore, tra il narratore e l’ascoltatore, che è appunto fisicamente misurabile, ma che umanamente, appassionatamente, gioiosamente, tragicamente deve essere nullo, anzi deve trasformarsi in una sorta di lotta o d’amplesso, qualcosa di quasi carnale, di fisico.

Lo spettacolo trae spunto da un pugno di novelle, la cui distanza dal XXI secolo è abissale, il ‘300, epoca di grandi, immensi progetti narrativi, sia per dimensioni fisiche che per dimensioni letterarie (il Decamerone di Messer Giovanni Boccaccio da Certaldo e I Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucher) e costruisce uno spettacolo di schermaglie amorose, di racconti di burle, di intrighi e di beffe, dove la distanza debita è data dal rispetto verso l’originale, ma anche dalla volontà d’essere il più vicino possibile al pubblico e parlargli così vicino al cuore, allo spirito, da fargli immaginare che queste storie nascano da lui stesso, a Kilometro zero, che sia la sua memoria quasi a farle scaturire.

Parole, situazioni così vicine da riconoscerle come proprie grazie all’adattamento operato sugli originali da Ugo Chiti e dalla sua collaudata capacità di giocare con il linguaggio dei grandi maestri del passato. La capacità comunicativa immediata è la cifra principale dell’ormai quasi quarantennale lavoro di Chiti e della sua compagnia. Gli attori di Arca Azzurra aderiscono alla cifra stilistica del drammaturgo toscano in maniera quasi simbiotica, tanto da coglierne le evidenze e i sottotesti, le sfumature, i rimandi, la ricchezza, l’arguzia, l’efficacia.