Arezzo, sono stati citati a giudizio diretto di fronte al giudice monocratico del tribunale di Arezzo: 14 ex dirigenti e consiglieri dell’ultimo cda di Etruria sono accusati di bancarotta colposa. Tra loro c’è anche Pierluigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena.

Secondo la procura avrebbero concesso numerose consulenze dal valore milionario, che hanno avuto un peso nella situazione già complicatta dell’istituto di credito aretino.Tra queste anche quella da quattro milioni per incarichi affidati a grandi società come Mediobanca e Bain, e a importanti studi legali, tra i quali Grande Stevens di Torino e Zoppini di Roma. In pratica tali società avevano il compito di analizzare, studiare e preparare l’eventuale fusione con la Banca Popolare di Vicenza. Fusione che in seguito non ci fu.

Stando alle tesi dell’accusa i dirigenti dell’ultimo cda non avrebbero “vigilato sulla redazione di consulenze” ritenute dall’accusa inutili e ripetitive. Spese per consulenze di fatto considerate superflue e che sono andate a gravare sulla situazione di già grave dissesto di Banca Etruria.

Per Boschi si tratta del primo processo in cui è imputato per le burrascose vicende di Banca Etruria. 

Per quanto riguarda questo filone di inchiesta, gli indagati inizialmente erano 17. Anche l’ex presidente Lorenzo Rosi, l’ex direttore generale Luca Bronchi e l’ex vicepresidente Alfredo Berni ricevettero l’avviso di garanzia ma in questo caso la procura non li ha citati essendo già a processo anche per gli stessi fatti.

Il reato contestato è considerato un reato minore rispetto a quelli del maxi processo per bancarotta fraudolenta. La pena massima che gli imputati rischiano per questo procedimento è di una condanna a due anni. 

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ultimo aggiornamento: 31-12-2019